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sabato 31 marzo 2018

ALMENO PENSAMI

Almeno pensami.
Al netto di ogni giudizio,
dubbio, sogno.
Almeno pensami.
Ci sono tanti mondi dove potremmo essere insieme.
E, almeno in quelli,
lasciati baciare.

venerdì 30 marzo 2018

UN BACIO


(l'immagine è tratta dal sito https://www.google.it/amp/www.meteoweb.eu/2015/07/ricerca-il-bacio-non-e-un-gesto-universale-vale-solo-per-il-46-delle-culture-umane/470708/amp/?source=images) 


Vorrei un tuo bacio ora.
È tanto che non sento il sangue
riempirmi le labbra.
Vorrei un tuo bacio ora,
per ricordarmi i drammi del mio dolore
e
i quesiti del mio amore.

mercoledì 28 marzo 2018

NON TI HO SENTITO ARRIVARE

(l'immagine è tratta dal sito https://www.google.it/imgres?imgurl=https://theheartbreakkid9111.files.wordpress.com/2013/05/donna-di-spalle.jpg&imgrefurl=http://blog.libero.it/magneticamente/13315582.html&h=810&w=648&tbnid=pQtRehL5yYUuDM:&tbnh=251&tbnw=201&usg=__84yCieQgMK9kCgEdbla7Mgt9j4Y%3D&vet=1&docid=VG62oiUdWfGfIM&hl=it) 


Non ti ho sentito arrivare.
Eppure i tuoi passi sono sempre stati un suono forte e costante nella mia vita.
Quando mi sono distratta?
Quando ho iniziato a dimenticare quel rumore che dava un senso ai secondi, ai minuti, alle ore della mia vita?
È colpa mia.
Non sono mai stata brava ad ascoltare.
Sai cosa vorrei più di ogni altra cosa al mondo adesso? 
Camminare insieme a te. 
Sono certa che, anche questa volta, sapresti insegnarmi come fare.
Scusami, non ti ho sentito arrivare.
Ora è tardi, 
devo andare.

Ilaria Nesta

venerdì 23 marzo 2018

SCALE MOBILI


(l'immagine è tratta dal sito https://www.ingegneri.cc/ascensori-scale-mobili-e-marciapiedi-mobili-uni-iso-14798-per-valutazione-e-riduzione-dei-rischi.html)



Miriam fissava attentamente le scale mobili.
Osservava quel macchinario con grande attenzione e si stupiva tutte le volte che i gradini, vuoti e lenti, prendessero improvvisamente velocità all'accedervi anche di un solo uomo.
Pensò, fra sé e sé, che la vita va un po' così: appena qualcuno si avvicina, il destino te la spinge incontro.
Mentre faceva quei pensieri, un bambino prese a salire le scale mobili e, arrivato a metà, si voltò e cominciò a scenderle. Quel buffo contrasto di direzione fece sì che il bambino sembrasse restare sempre allo stesso punto.
Dalle spalle di Miriam, una voce chiosò - Mi ricorda un po' te -.
Stupita, Miriam si voltò e con sorpresa se lo ritrovò davanti. - Il bambino intendo - disse lui indicandolo - Mi ricorda un po' te, dicevo -.
- E perché mai? -.
- Perché ad ogni gradino con cui la vita ti portava avanti, tu ne discendevi uno finendo per restare perfettamente dov'eri -.
- Quel bambino comunque si diverte -.
- E anche tu lo fai. Ma quel bambino è un bambino e quella scala, lenta o veloce, sale soltanto. Pertanto, impara, o meglio ammetti a te o a tutto ciò che ti rende te stessa, che per quanto tante cose nella vita siano mutabili nella visione e nella percezione, alcune invece non lo sono -.
- Avrei dovuto accorgermi che stessi arrivando piuttosto che fissare quel bambino -.
- E' il motivo per cui sono andato via; è il motivo per cui nemmeno oggi mi hai visto arrivare. Ed è il motivo per cui non mi vedrai anche questa volta partire -.
L'uomo andò via.
Il bambino smise il gioco e si fece trasportare dalla scala.
Miriam osservò il vuoto dell'aeroporto, la lentezza delle scale e l'immobilità della sua vita.
A Roma come a Caracas, intanto, gli aerei continuavano a volare.

venerdì 16 marzo 2018

CICATRICE

(la foto è tratta dal sito https://www.google.it/amp/s/it.pinterest.com/amp/explore/disegni-da-ragazza/)


Ti amo con la stessa intensità del dolore che provo. Ti amo misurando i miei silenzi appesi a delle parole troppo usate. Odio dovermi chiudere questa ferita. Resterà una cicatrice. Quelle rimangono per sempre. E per quanto tu le possa vedere, se le sfiori non senti il passaggio delle dita. Così è il mio cuore ora. Se amore è passato, lui non ne sente tocco. 

mercoledì 14 marzo 2018

EPPURE CI SIAMO TOCCATI

(l'immagine è tratta dal sito http://psiche.org/articoli/non-sopporto-contatto-fisico-afefobia)

Ci siamo toccati, oggi. 
Da lontano, lontanissimo. Senza mani o piedi o corpi che si strofinano. 
Siamo e saremo sempre equidistanti: due cuori che manterranno sempre la stessa distanza fra loro,  non unendosi mai. 
Dovremmo essere come i romantici nella vita. 
Per loro, infatti, anche due linee parallele nell'infinito si toccano. 

domenica 11 marzo 2018

SERENATA

Cerca il suo balcone e cantale il tuo amore. Sii stonato, non importa. Tanto c'è lei affacciata. E le donne che attendono, rendono tutto perfetto.

mercoledì 7 marzo 2018

EHI MEG...

(l'immagine è tratta dal sito https://it.123rf.com/photo_39446904_giovane-donna-al-caff%C3%A8-un-caff%C3%A8-dietro-una-vetrina.html)
Come ogni mattina, David passò davanti alla grande vetrata della pasticceria dove lavorava Meg.
Tentò disperatamente di non fermarsi, eppure, quando la vide sorridere ad un cliente, qualcosa lo bloccò.
Sentì le gambe paralizzarsi. Un po' come la sua lingua in tutte quelle rarissime volte che era entrato per comprare un dolce.
Vide i suoi capelli lunghi e il suo sorriso.
Si voltò e guardò fisso dentro il locale. Guardò fisso lei. Poi, non curante delle persone che passavano, cominciò a parlare come se l'avesse di fronte.
- Sai Meg: ti adoro. Sono talmente imbranato che non riesco a dire nemmeno "Ti amo". Non so la differenza fra un semifreddo e un gelato, figuriamoci tra il bene e l'amore. Tu invece sì, tu sai sempre tutto. Come fanno occhi del genere a non sapere qualcosa? Vorrei avere il coraggio di entrare e dire "Ciao Meg, voglio che tu sia mia!". Mi manderesti via sicuramente! C'è qualcosa di te che non capisco e c'è tanto di te che non so. Come si conoscono 2 cuori se i corpi poi non si toccano? Come fanno Meg? Ci sono momenti che vorrei essere farina che ti resta sulle dita. Ti resterei addosso anche solo per un attimo. Un  po' come la tua immagine è addosso alle mie labbra quando pronuncio il tuo nome. Meg! Sì! Ora vengo dentro... ti dico.... ti dico che t'amo. Tu apprezzi, sì! Tu hai il cuore dolce. I pasticceri hanno tutti il cuore dolce. Solo chi lo ha, può creare cose così belle -.
Meg, intanto, vide David dalla vetrina e si girò a parlare di nuovo col cliente.
David, vista la scena, si sentì stupido, molto stupido. E andò via.
Il giorno dopo, la storia si ripeté e così per i successivi tre anni.
L'ultimo giorno, David mise la mano sulla vetrina. Il negozio era chiuso. Appose la mano sul vetro freddo e disse - Sai Meg: non ti ho mai sentito dire il mio nome, eppure io ho chiamato col tuo ogni cosa che vedevo -.
Il mattino seguente, Meg andò come sempre a pulire la vetrata e trovò quell'orma di mano.
La guardò come se ci fosse impresso molto di più. Tentò di pulirla, ma questa fu dura ad andar via. Si voltò prima a destra e poi a sinistra. David non era ancora passato. Era un tipo strano quel ragazzo, pensò. Non le aveva mai detto nulla, continuò a pensare Meg.
Forse non aveva nulla da dirle.
Riguardò la vetrina e quella mano impressa.
- E ora come lo dico a Gaston!? Certe cose sono davvero difficili da spiegare - sbottò Meg.