SEGUICI!!

Seguiteci anche sulla nostra pagina Facebook https://www.facebook.com/ilpostodeiqualunque

mercoledì 25 gennaio 2017

A ferro e fuoco - pt. 1

Il cane si sedette e lo fissò mentre indossava il suo cappotto nero.
Seduto sulle sue zampe posteriori, alla luce del grande lampadario del salone, sembrava ancora più bianco.
Piegò la testa verso destra, quasi avesse mille domande da fare su ciò che stava osservando.
- Perché mi guardi così Axel? - domandò lui sorridendo.
Dalla cucina sopraggiunse Amanda che, dopo aver visto la scena, si poggiò al montante della porta del salone.
- Mi guarda come se non mi dovesse vedere più - disse lui prendendo il cappello e dandosi un'ultima occhiata allo specchio.
- Sai qual è la differenza fra gli uomini, i cani e i bambini Carmè? - domandò Amanda con tono grave.
- Quale? -
- Che gli ultimi due danno ancora valore all'anima e ai sensi, mentre gli uomini si fanno prendere in giro dalle parole -.
- Che vorresti dire Amanda? - chiese seccato don Carmelo.
- Nulla, solo che più si diventa grandi, più si diventa brutti -.
- Io non mi sento brutto, anzi. Sto vivendo una splendida vecchiaia -.
- Ah gia! Come dimenticarlo - replicò Amanda in tono sarcastico - tu sei don Carmelo, una istituzione in questa città. Il braccio duro del popolo, la legge più ferrea della legge stessa -.
Carmelo ascoltava le parole sarcastiche della sua compagna, mentre guardava la sua figura dal piccolo specchio posizionato sul muro del corridoio alle spalle di Amanda.
Era davvero invecchiato bene. Era diventato un po' corpulento e il suo stile non era cambiato. Giacca, cravatta, borsalino e sigaro continuavano ad essere i suoi migliori amici. In un mondo dove l'amicizia andava di pari passo con la fortuna. Fortuna che nulla aveva a che fare con la dea bendata, ma che camminava sottobraccio ai soldi, ai conti in banca e agli interessi.
Guardò i suoi occhi in quello specchio e vide tutta la sua vita, tutta la sua determinazione, tutta la saggezza acquisita con l'esperienza, l'amore e il dolore.
- Odio quando fai la superficiale Amanda - rispose all'invettiva della compagna.
- Sono molto più che superficiale Carmè -.
- Allora attieniti alle tue qualità, perché questo personaggio proprio non ti si addice -.
Detto questo, don Carmelo si voltò verso l'enorme specchio dove si era visto in precedenza. Indossò il cappello, diede un'ultima sistemata al nodo della cravatta e poi si diresse verso l'uscita.
Vedendolo andare via, Amanda si voltò e gli disse - Dimmi che mi ami Carmè -.
Don Carmelo sentì una strana nota di dolore nelle parole di quella donna così bella e così forte da restargli accanto per tutti quegli anni e in tutte le sue disavventure.
- Come se ti stessi lasciando Amanda. Che ti prende stasera?
- Dimmi che mi ami -.
- Lo sai -.
- DIMMELO! - disse gridando Amanda.
Don Carmelo sentì l'urlo di Amanda e si stizzì. Non amava la gente che gli urlava contro, né chi gli imponeva le cose. Spalancò gli occhi per veicolare il suo disappunto e, dopo aver risposto per la seconda volta - Lo sai! - si voltò e si diresse verso l'uscita.
Axel il piccolo dogo argentino, lo seguì fino alla macchina parcheggiata all'interno del recinto della villa.
Carmelo aprì la portiera della sua auto e lo sentì tirargli la gamba sinistra del pantalone.
- Ehi tu! Che fai? -.
Il piccolo dogo si risedette sulle zampe posteriori e, reclinando di nuovo la testa, lo guardò negli occhi.
- Fai il bravo Axel. Domani facciamo una bella passeggiata ok? - e detto questo si sedette sul sedile dell'auto. Come si fu sistemato alla guida, Axel cominciò ad abbaiare.
- Ma che ti prende stasera? - domandò lui accarezzando il cane sulla testa con la sua mano sinistra.
Fatto questo, chiuse la portiera, accese l'auto e, dopo aver cliccato il pulsante del telecomando ed aver aspettato l'apertura totale del cancello, mise la prima e andò via da quella villa.
Per la strada guardava dritto davanti a sé. Fatte alcune centinaia di metri, accese l'autoradio e lasciò che le note si spandessero per tutto l'abitacolo.
Adorava sentire i grandi classici: Ray Charles, Otis Redding, Aretha Franklin. Ma amava anche ascoltare Bruce Springsteen e Dire Straits. Non amava particolarmente la musica italiana, la trovava ripetitiva e noiosa. Forse il classico napoletano lo emozionava un po' di più. Oltre questo, il nulla.
Cullato dalle note di "Hit the road Jack!", don Carmelo guidava verso la sua abitazione, ripensando al colloquio che aveva avuto in mattinata. Aveva sicuramente fatto la cosa giusta, pur sapendo che quella scelta lo aveva reso inviso a tutti. Ma, infondo, quando mai era stato simpatico ad una moltitudine di gente o ad una persona diversa da Amanda? Nemmeno sua moglie lo aveva potuto sopportare, tanto da lasciarlo portandosi con sé i suoi due figli.
Riflettè su quell'anno appena cominciato. Il 2017 era cominciato davvero bene e aveva seguito la scia del 2016, ma un po' di tutta la sua vita.
Arrivatò davanti al cancello della sua villa, prese il telecomando e cliccò il bottone. Non successe nulla.
- Dannazione, ogni sera la stessa storia - disse stizzito.
Posò il primo telecomando e mise la mano nella tasca destra del cappotto dove vi era quello giusto.
Ripetè l'operazione e attese che il cancello si spalancasse per entrare nel giardino con la sua Mercedes classe E nera.
Arrivato dentro, parcheggiò l'auto e si diresse alla porta d'ingresso. Il grosso mazzo di chiavi che aveva estratto dalla tasca del pantalone gli fece venire in mente il piccolo Axel.
Non sapeva il perché, ma continuava a domandarsi il motivo dell'atteggiamento di quel piccolo animale.
Sorrise e, dopo aver esclamato - Mannaggia a lui! - aprì la porta di casa per entrarvi.
Dentro, posò il borsalino e il cappotto sull'appendiabiti vicino alla porta d'ingresso. Accese la luce dall'interruttore alla destra della porta, per poi dirigersi vicino all'enorme tavolo del salone. Buttò l'enorme mazzo di banconote su quel tavolo, oltre il Rolex d'oro, dopo esserselo sfilato dal polso sinistro. Non era mai stato un tipo spocchioso lui, ma quel piccolo gesto lo avevo sempre fatto, sin dall'inizio della sua avventura nel "mondo che conta". Tornare a casa e buttare sul tavolo milioni di lire prima e mila euro poi lo rendeva soddisfatto di sé stesso. Era un piccolo lusso che si regalava nell'intimità della sua dimora. Per il resto era sempre stato riservato, di poche parole e di molti fatti.
Avvicinò il bauletto di legno posto alla destra del tavolo, lo aprì e prese un sigaro cubano. Lo portò al naso e lo odorò con calma, senza fretta. Immaginò Cuba e quei posti meravigliosi, la loro poesia e le loro contraddizioni. Pensò a come sarebbe stato bello andarsene in pensione e vivere con Amanda ed Axel lì, a bere mojito tutto il giorno e a vedere i cubani ballare qualche salsa. Aprì gli occhi e si ritrovò nella sua meravigliosa casa, ma sempre in quella stessa città, di quella stessa regione, di quella stessa nazione.
Mosse le spalle, quasi volesse scrollarsi di dosso quei sogni e quei pensieri. Cercò sul tavolo l'accendino che, ad una prima ricerca non lo trovò. Provò di nuovo a cercare e, nel frattempo, dalle sue spalle sentì provenire una voce.
- Buona sera don Carmé! -.
Don Carmelo spalancò gli occhi. Come poteva essere lì qualcuno? Era un errore, questo, da pivelli, un errore troppo grave per poter rimediare. Trovò l'accendino e, mantenendo la calma, accese con calma il sigaro. Inspirò profondamente, sentì il sapore di quel meraviglioso tabacco e, dopo averlo buttato fuori con la bocca, si voltò e guardò negli occhi il suo interlocutore.
- C'è del marcio in Danimarca - disse quello.
- Ce n'é parecchio anche in questa stanza - replicò don Carmelo.

 Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.  

Nessun commento:

Posta un commento