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martedì 25 ottobre 2022

DARK LADY - parte 1

 

Fonte: qui



Quanto può fare soggezione una donna che resta immobile ed in silenzio.
Questo pensava Aurelio mentre, seduto in uno degli sky-bar di Budapest, osservava quella donna che veniva importunata da una serie infinita di uomini.
Quella donna.
Era bellissima, era bella come sono belle le cose pericolose. Aveva capelli lunghissimi, occhi grigi, labbra che sapevano d'amore e di amaro. Portava un abito nero, niente gioielli. Solo una finissima catenina al collo senza ciondoli.
Aurelio si stupì di come restasse in silenzio. Sempre. Le persone continuavano a parlarle, ma lei immobile restava al suo posto e continuava a bere la sua coca-cola zero.
Il ragazzo si alzò per andare a pagare il conto. Si diresse verso la cassa, diede la carta di credito e infine volse per l'ultima volta lo sguardo alle meraviglie di Budapest.
Mentre attendeva l'ok della transazione, Aurelio ebbe l'istinto di girarsi e cercare di nuovo quella donna. La cassa si trovava nella zona più a sinistra del locale. Lei, invece, era da tutt'altra parte. 
La rivide. E, mentre si accingeva ad andare via, continuò a guardarla.
Sembrava una Mona Lisa. Pur avendo lei lo sguardo fisso su ciò che aveva davanti, Aurelio ebbe la sensazione di essere osservato. Era come se quella ragazza fosse in grado di osservarti a prescindere dalla posizione in cui tu fossi.
Per tutta la settimana Aurelio pensò a quella donna. 
Il venerdì successivo, il ragazzo si ritrovò per puro caso nello stesso sky-bar. 
La ritrovò, come la ritrovò nelle settimane successive. Finché un giorno, seduto molto lontano da lei e non nella sua direzione, ebbe l'istinto di guardarla un po' più del dovuto.
La ragazza rivolse lo sguardo verso di lui e, senza alcuna esitazione, con un cenno del capo, gli indicò la sedia che lei aveva dinnanzi.
Aurelio non poteva crederci. Lo stava invitando.
Si alzò fra lo stupore generale degli amici e, senza dire nulla, si diresse verso il tavolo.
Arrivato, si sedette di fronte a lei. 
Era bellissima, oltre ogni fragilità e durezza. Sembrava una statua di marmo scolpita talmente bene da sembrare di carne. Oltre la materia.
La contemplò giusto il tempo di vedere gli occhi di lei stagliarsi su di lui e lì restare. Gli occhi grigi della ragazza erano una porta e una prigione. Aurelio cercava di capire chi fosse il prigioniero: se lui che la guardava o lei che glieli mostrava. Perché, alcune donne, sono prigioniere dei loro occhi più che del loro cuore. Sono vittime più delle loro menti che del mondo che le circonda.
Restarono in silenzio per minuti. Molti minuti. Sembrarono infiniti.
Poi il suono della voce di lei.


                                                                      (continua)


martedì 18 ottobre 2022

IL PONTE TIBETANO

 
Fonte: qui





- Resta da me stasera.
Così disse Samanta dopo il suo sorso di gin tonic.
Non brillava in altezza, ma spiccava per personalità e femminilità.
Personalità retta da un mix di allegria e dubbi: l’umorismo tipico delle persone intelligenti; i dubbi di chi ha il coraggio di agire per cambiare la propria vita.
Manuele sentì quella frase come un vento freddo addosso. Sentì i brividi su tutta la sua pelle. Provò a guardarla negli occhi. Si ricordò che non aveva mai capito di che colore fossero gli occhi di Samanta. Ma tutti sapevano che, quando un uomo cominciava a farsi quella domanda, voleva dire che era troppo vicino a lei. E lei, come un pitone, era capace di avvilupparsi alla mente prima ancora che al corpo.
Manuele aveva l’alibi di essere dolce, la forza di essere dolce. E Samanta questo lo sapeva.
- Hai mai incontrato una come me?
- Dovrei rispondere no ora, se voglio continuare a restare vivo.
- Non devi tenermi contenta.
- Infatti, voglio solo tenerti con me.
Lei sorrise - Hai mai attraversato un ponte tibetano?
- No.
- Io sono così. Puoi camminare dentro di me, arrivare persino dall’altra parte del ponte. Ma è ciò che hai sotto i piedi che fa la differenza. Il brivido di non potercela fare, il coraggio di rischiare, l’abilità di decidere se, quello che hai sotto i tuoi piedi, sia baratro o panorama.
Manuele guardò ancora gli occhi di Samanta seduta sul divano di fronte a lui. Il caminetto emise un suono. Come un segnale.
Il ragazzo si alzò, andò da lei e la baciò. E Samanta lo lasciò fare. E, mentre la spogliava, lei gli sussurrò nell’orecchio - Che cosa ci vedi tu?
- Un baratro.
- E perché lo stai facendo?
Lui le baciò il collo, risalì per arrivare alle labbra. Percorse con la sua lingua tutta la forma della bocca di Samanta e poi, guardandola negli occhi, disse - Perché preferisco stare nel baratro della tua anima che sulla cima della montagna di una vita che non mi appartiene.
- Ma da lì il panorama è più bello.
- Da qui giù, invece, con te, tutto quanto è cielo.
Samanta abbandonò il drink, abbandonò la stretta che aveva su di lui.
Quella morsa diventò abbraccio, quel morso diventò bacio.
Quel baratro diventò cielo.