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Quanto può fare soggezione una donna che resta immobile ed in silenzio.
Questo pensava Aurelio mentre, seduto in uno degli sky-bar di Budapest, osservava quella donna che veniva importunata da una serie infinita di uomini.
Quella donna.
Era bellissima, era bella come sono belle le cose pericolose. Aveva capelli lunghissimi, occhi grigi, labbra che sapevano d'amore e di amaro. Portava un abito nero, niente gioielli. Solo una finissima catenina al collo senza ciondoli.
Aurelio si stupì di come restasse in silenzio. Sempre. Le persone continuavano a parlarle, ma lei immobile restava al suo posto e continuava a bere la sua coca-cola zero.
Il ragazzo si alzò per andare a pagare il conto. Si diresse verso la cassa, diede la carta di credito e infine volse per l'ultima volta lo sguardo alle meraviglie di Budapest.
Mentre attendeva l'ok della transazione, Aurelio ebbe l'istinto di girarsi e cercare di nuovo quella donna. La cassa si trovava nella zona più a sinistra del locale. Lei, invece, era da tutt'altra parte.
La rivide. E, mentre si accingeva ad andare via, continuò a guardarla.
Sembrava una Mona Lisa. Pur avendo lei lo sguardo fisso su ciò che aveva davanti, Aurelio ebbe la sensazione di essere osservato. Era come se quella ragazza fosse in grado di osservarti a prescindere dalla posizione in cui tu fossi.
Per tutta la settimana Aurelio pensò a quella donna.
Il venerdì successivo, il ragazzo si ritrovò per puro caso nello stesso sky-bar.
La ritrovò, come la ritrovò nelle settimane successive. Finché un giorno, seduto molto lontano da lei e non nella sua direzione, ebbe l'istinto di guardarla un po' più del dovuto.
La ragazza rivolse lo sguardo verso di lui e, senza alcuna esitazione, con un cenno del capo, gli indicò la sedia che lei aveva dinnanzi.
Aurelio non poteva crederci. Lo stava invitando.
Si alzò fra lo stupore generale degli amici e, senza dire nulla, si diresse verso il tavolo.
Arrivato, si sedette di fronte a lei.
Era bellissima, oltre ogni fragilità e durezza. Sembrava una statua di marmo scolpita talmente bene da sembrare di carne. Oltre la materia.
La contemplò giusto il tempo di vedere gli occhi di lei stagliarsi su di lui e lì restare. Gli occhi grigi della ragazza erano una porta e una prigione. Aurelio cercava di capire chi fosse il prigioniero: se lui che la guardava o lei che glieli mostrava. Perché, alcune donne, sono prigioniere dei loro occhi più che del loro cuore. Sono vittime più delle loro menti che del mondo che le circonda.
Restarono in silenzio per minuti. Molti minuti. Sembrarono infiniti.
Poi il suono della voce di lei.
(continua)

