![]() |
| Fonte: qui |
Adelaide non sapeva quanto fosse difficile amare.
Anni passati ad odiare tutti quelli dopo, per colpa dell'unico venuto prima, le avevano impigrito il cuore. Però ci pensava tutto il tempo.
Era come per il calabrone. Il suo cuore aveva la struttura per amare, ma lei non lo sapeva e continuava ad odiare lo stesso.
Si chiese se valesse la pena continuare ad affrontare i suoi sentimenti così, ma lasciò perdere e si buttò nel suo calice di Barolo.
Se la vita si potesse bere, come la berresti? si domandò.
In tutto questo, si era dimenticata delle due più importanti cose della serata: 1) il Tizio che aveva di fronte (l'ennesimo Tizio che aveva tentato di approcciare); 2) il messaggio che era arrivato e che non aveva ancora letto.
Il ragazzo provò a fare qualcosa, ma i due occhi color nocciola di Adelaide lo obbligarono al silenzio.
La serata naufragò, come naufragarono molte delle idee che aveva in quel periodo.
Quegli occhi nocciola si trovarono a fissarsi nello specchio del bagno di casa sua. Severi e decisi come pochi. Nessun giudizio è più potente del proprio sguardo allo specchio.
Gli altri giudicano l'aspetto, le scelte, le amicizie. Gli occhi giudicano il non detto, il non costruito, il non essere o il non essere stato.
E così volò anche un'altra serata a domandarsi se sperare in un'altra vita è uguale a vivere con un obiettivo.
Si mise sul letto e gli scrisse. Gli scrisse con la spavalderia e la disperazione della tarda notte. Dove ogni parola è protetta dalle tenebre come una mamma che protegge il figlio.
La risposta tardò ad arrivare. Tardò, ma arrivò. Lui rispose con la spavalderia e la disperazione che ha solo chi crede che le cose fatte di notte non siano reali nella vita vera.
Adelaide decise di vestirsi per l'occasione: quella che fa l'uomo ladro e la donna mandante.
Si videro e fecero sesso. Puro. Vitale. Senza compromessi e domande.
Il giorno dopo, ognuno sarebbe tornato a credere che quello scheletro non aveva nessun armadio dove andare a nascondersi.
Il giorno seguente, recuperò la fermezza e la lucidità di dire NO a tutto e a tutti.
A tutti quelli che sarebbero venuti dopo, e solo perché la notte prima, come sempre, aveva detto sì a quello che era venuto prima di tutti.
Un altro giorno seguente.
E ancora una volta si era svegliata domandandosi se quel seguente era riferito al successivo o ad un qualcosa che semplicemente seguiva tutti gli altri, come una perenne catena fatta di anelli tutti uguali.
Che poi, la vita non è altro che una serie di catene più o meno aggrovigliate che pesano sempre di più.

