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venerdì 22 aprile 2022

ADELAIDE NON SAPEVA

 

Fonte: qui



Adelaide non sapeva quanto fosse difficile amare.
Anni passati ad odiare tutti quelli dopo, per colpa dell'unico venuto prima, le avevano impigrito il cuore. Però ci pensava tutto il tempo.
Era come per il calabrone. Il suo cuore aveva la struttura per amare, ma lei non lo sapeva e continuava ad odiare lo stesso.
Si chiese se valesse la pena continuare ad affrontare i suoi sentimenti così, ma lasciò perdere e si buttò nel suo calice di Barolo.
Se la vita si potesse bere, come la berresti? si domandò.
In tutto questo, si era dimenticata delle due più importanti cose della serata: 1) il Tizio che aveva di fronte (l'ennesimo Tizio che aveva tentato di approcciare); 2) il messaggio che era arrivato e che non aveva ancora letto.
Il ragazzo provò a fare qualcosa, ma i due occhi color nocciola di Adelaide lo obbligarono al silenzio.
La serata naufragò, come naufragarono molte delle idee che aveva in quel periodo.
Quegli occhi nocciola si trovarono a fissarsi nello specchio del bagno di casa sua. Severi e decisi come pochi. Nessun giudizio è più potente del proprio sguardo allo specchio.
Gli altri giudicano l'aspetto, le scelte, le amicizie. Gli occhi giudicano il non detto, il non costruito, il non essere o il non essere stato.
E così volò anche un'altra serata a domandarsi se sperare in un'altra vita è uguale a vivere con un obiettivo.
Si mise sul letto e gli scrisse. Gli scrisse con la spavalderia e la disperazione della tarda notte. Dove ogni parola è protetta dalle tenebre come una mamma che protegge il figlio.
La risposta tardò ad arrivare. Tardò, ma arrivò. Lui rispose con la spavalderia e la disperazione che ha solo chi crede che le cose fatte di notte non siano reali nella vita vera.
Adelaide decise di vestirsi per l'occasione: quella che fa l'uomo ladro e la donna mandante.
Si videro e fecero sesso. Puro. Vitale. Senza compromessi e domande.
Il giorno dopo, ognuno sarebbe tornato a credere che quello scheletro non aveva nessun armadio dove andare a nascondersi.
Il giorno seguente, recuperò la fermezza e la lucidità di dire NO a tutto e a tutti.
A tutti quelli che sarebbero venuti dopo, e solo perché la notte prima, come sempre, aveva detto sì a quello che era venuto prima di tutti.
Un altro giorno seguente.
E ancora una volta si era svegliata domandandosi se quel seguente era riferito al successivo o ad un qualcosa che semplicemente seguiva tutti gli altri, come una perenne catena fatta di anelli tutti uguali.
Che poi, la vita non è altro che una serie di catene più o meno aggrovigliate che pesano sempre di più.

lunedì 11 aprile 2022

L'APPARTENENZA

 
Fonte: qui





- Quanto tempo ho per dirti di restare?
La domanda arrivò come una freccia inaspettata.
Un colpo basso.
Non era una delle sue solite frasi ad effetto che aveva utilizzato tutte le volte in cui voleva qualcosa da lei. E, a pensarci bene, ne aveva utilizzate anche di migliori.
- Allora, quanto tempo ho?
Barbara si spostò una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Sbuffò tentando di prendere ancora un po' di tempo.
- Quello che ti serve per dire ciò che devi dire - chiuse lei. E restò ad aspettare, trepidante, la risposta.
Angelo la guardò intensamente negli occhi. Sembrava come se, dopo quelle parole, non avrebbe più vissuto. Come se, più che una dichiarazione, fosse un discorso di congedo.
Che cosa vuoi dirle davvero? si domandò il ragazzo.
Barbara percepì la domanda e chiese - A cosa pensi? - sperando di alleggerire la situazione.
- A cosa voglio dirti davvero - rispose sinceramente Angelo.
- Andiamo bene. Eri partito così sicuro!
- Questo ti dovrebbe far capire quanto sia importante per me oggi.
- Mmh
- Hai mai pensato al fatto che diciamo un sacco di parole e poi quelle che veramente sentiamo, quelle in cui davvero ci riconosciamo non sono nemmeno un decimo?
- E con questo?
- Si parla sempre di imparare ad ascoltare, ma è importante anche saper parlare. Perché ci sono sentimenti, pensieri, sensazioni che non hanno bisogno di parole. Hanno bisogno di espressioni. Come con la faccia, hai presente?
Barbara a quell'esempio rise.
- L'altra volta abbiamo fatto l'amore e, mentre eri sopra di me, ho pensato fossi bellissima. Ma se ora dico che quella volta eri bella, tu penserai che per me tu lo sia stata solo quella volta.
- Infatti.
- Ecco perché è importante parlare bene. Perché per me sei bella sempre, ma quella volta eri bella perché eri serena. Eri bella dentro. Ed ero bello anche io, perché dentro ero come te.
Barbara sorrise di nuovo, poi scherzando disse - Vuoi fare l'amore con me stasera? E' per questo che mi dici queste cose?
- Voglio fare l'amore con te quando avrai voglia, come quella sera, di appartenermi. Perché, quando è voluto da uno solo, è sesso; quando lo è da due, è amore. Ma quando è scelto da dentro, allora è appartenenza.
Barbara si soffermò su "appartenenza". - Che vuoi dire?
Angelo ci pensò un po' e poi disse - Ricordi Gaber? L'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.
La ragazza si ricordò di quella frase. Gliela sentì dire una sera, mentre facevano l'amore vicino al camino.
Angelo sorrise e chiese - Quanto tempo ho per dirti di restare?
Barbara lo guardò e rispose - Quello che serve per appartenersi.
- Una notte?
- Una notte, sì... come da dieci anni a questa parte.