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lunedì 15 luglio 2019

IL PROFUMO

(fonte: qui)



Quando si incontrarono erano passati 25 anni.
Erano ormai adulti. Il loro amore adolescenziale, se pur lungo, era stato riposto nei cassetti più alti della memoria.
Il bar era pieno, pertanto, era difficile vedersi.
Mentre Lucilla parlava con una sua collega, Piero le passò di fianco e si fermò proprio dietro di lei, senza però accorgersi della sua presenza. La donna fece un movimento con la mano per salutare la sua amica che andava via. Il suo profumo si sparse tutt'attorno.
Piero gustò col naso quel profumo, poi esclamò - Lucilla! -.
La donna si voltò di scatto. Osservò quel viso per 2 secondi: 1 per confermare che l'avesse riconosciuto, 1 per ammettere a sé stessa che qualcosa dentro al petto si era mosso.
- Piero.
- Eh già.
- Come hai fatto a riconoscermi?
- La pelle. I volti cambiano, ma l'odore della pelle resta sempre quello.
Lucilla sorrise. Lo aveva sempre adorato per quel suo modo di essere palesemente romantico.
Passarono la notte camminando per la città. Come se non sentissero la stanchezza, gli anni, le ore. Come se non sentissero nulla tranne loro.
Si sedettero su una panchina in una grande piazza vuota, dove alcuni operatori comunali cercavano di restituire decoro a quel posto dopo il passaggio dei turisti.
Mentre addentava il cornetto comprato pochi minuti prima, Lucilla vide Piero prendere fiato.
- Avanti, dimmi - esordì lei.
- Mi sei mancata - sparò lui, come se avesse buttato fuori tutta l'aria dei polmoni.
- Anche tu - rispose lei sorridendo.
- No. Non in quel senso. Mi sei mancata davvero. Come mancano le cose quotidiane che finisci per dare scontate e poi ti penti. E vivevo, sì, vivevo. Passava il tempo col lavoro, le paranoie, gli eventi. Ma la notte! Oh la notte! Il momento in cui sentivo di più la tua assenza era quando ti sognavo. Il giorno passa, ma la notte, quando sogni qualcuno che non è più con te, diventa un megafono che espande e amplifica tutti i suoni del tuo dolore. E mi accorgevo subito che era un sogno, perché tu eri lì a parlare con me. E al risveglio ogni cosa mi riempiva del tuo vuoto. - sospirò - Mi sento così stupido. Sono stupido Lucilla? Dopo tutti questi anni! -.
- Non sei stupido Piero.
- Mi sento così stupido, anche ora che voglio baciarti.
Lucilla lo guardò e sorrise.
- Mi baceresti?
- Sì, se potessi sì.
- E allora baciami, qui, ora, subito.
- Se potessi.
- Certo che puoi! Cosa te lo impedisce? Sei sposata?
- No.
- Baciami allora.
- Se potessi lo farei.
Piero le prese le mani. -Baciami! Perché non puoi? -.
La donna liberò le braccia, accarezzò il volto dell'uomo e, con tanta dolcezza, gli sussurrò semplicemente - Perché stai per svegliarti! -.


La sveglia suonò come ogni mattina a ricordare a Piero che doveva riprendere una vita troppo spesso non considerata.


Al solito bar, Lucilla si presentò come ogni mattina da 25 anni. Anche in quella occasione, come sempre, trovò il caffè pagato da qualcuno di cui non aveva mai saputo l'identità.

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