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sabato 29 giugno 2019

LA VOLTA IN CUI TI HO AMATA VERAMENTE



(fonte: qui)



Iside era sdraiata sul letto e il ventilatore, che Andrew si ostinava ad usare perché odiava i condizionatori, roteava a destra e sinistra.
Lui, invece, era sul balcone a fumare il sigaro.
La ragazza lo guardava e sapeva bene che, quando aveva quello sguardo, stava riflettendo molto. A lei non piaceva, perché per quanto fosse sensibile, il suo riflettere lo portava a colpevolizzarsi più del dovuto ed a stare male. Troppo male. Di un male che nemmeno alle volte meritava.
Andrew aspirò il sigaro, sorrise a quella consequenzialità di sguardi.Iside guardava lui che, dal balcone, guadava Valencia.
Quel viaggio era un tentativo di salvarsi. O di innamorarsi ancora.
Il ragazzo poggiò le mani sulla ringhiera del balcone e, tenendo il sigaro in bocca perché si vergognava di quello che sarebbe andato a dire, parlò.
- Sai quando è stata la volta in cui ti ho amata veramente?
- Speravo ce ne fossero state di più in questi anni, Andrew.
- Ti ho amata ogni giorno della mia vita. Ti amo anche ora.
- Allora riformula la domanda - risposte lei scocciata mentre si girava sul letto per dargli le spalle nude.
- Sai quando è stata la volta in cui ti ho amata veramente?
- Quando?
- La sera in cui mi venisti a prendere e ci fermammo a vedere la città dall'alto. Eri seduta sul muretto a distanza da me e...
- Ma se litigammo di brutto quella sera - interruppe Iside ridendo.
- Sì. Litigammo. Dicesti che mi avresti accompagnato a casa, che non volevi avere a che fare con me. La volta in cui ti ho amata veramente è stata quella sera. Nel silenzio della rabbia, ti gridavo tutto il mio amore. Tu, seduta su quel muretto, ed io che ti guardavo e pensavo che l'amore ci rende umili non migliori. Pensiamo sempre che le cose cambino se le guardiamo con gli occhi dell'amore. Sbagliato. Semplicemente, amando, le accettiamo per quello che sono. E in quel momento ti amavo perché accettavo tutta la mia rabbia di sentirmi inadeguato, tutti i miei fallimenti.
- E continuavi a litigare con me.
- Sì. Continuavo a litigare con te. Perché era vero, era vivo. Perché non potevo consegnare all'oblio della normalità tutto quell'amore. Ho sempre avuto la ferma convinzione che alcuni momenti di amore assoluto, un cuore non li dimentica mai -.
Iside si voltò, lo guardò e disse - E' la cosa più bella che hai detto da quando ti conosco.
- Perché non ti ho mai detto le altre.
- Sai cosa penso Andrew?
Lui si girò per guardarla. Era nuda e semi coperta dalle lenzuola.
- Ti amo veramente.
Andrew gettò il sigaro, si diresse verso di lei e bloccò il suo viso a pochi millimetri da quello della ragazza.
- Vuoi fare l'amore? - domandò lei.
- Voglio un bacio dalla mia donna.
Iside sorrise. Sapeva cosa Andrew intendesse quando diceva quella frase. 
Gli mise le braccia intorno al collo e gli diede un bacio lento e sentito.
Staccatasi, lo guardò un po'. Quel tanto che basta per fargli capire che era dolce anche lei, per poi tornare immediatamente alla sua freddezza.
- Non ho mai capito perché hai sempre voluto che ti baciassi con le braccia intorno al collo.
- Perché è il vero ed unico modo con cui una donna ti dichiara di essere tua.
- E tutte le volte che non lo faccio?
- In quelle volte sei solo mia.
- E non è la stessa cosa?
- No. Un uomo può solo conquistare una donna. Ma solo una donna può decidere di donare se stessa ad un altro.
- Facciamo l'amore ora?
- Ora sì.
- E perché ora sì?
- Perché adesso non c'è davvero nessun motivo.

sabato 22 giugno 2019

SPOGLIATI

(fonte: qui



Spogliati.
Di tutte le tue paure.
Di ogni mia differenza,
di ogni tua baldanza.
Spogliati.
Di tutto ciò che ci limita,
di ogni insicurezza che ti fa abbassare
la testa quando dico che sei stupenda.
Di qualsiasi cosa ti turbi.
Spogliati.
Di certi timori,
delle notti insonni,
delle tue paranoie.
Spogliati.
Anche di tutto ciò che ti do io.
E, nuda così,
stagliati nella mia anima.
Cosicché io possa portarti sempre con me.
Fin dove i fiori hanno
il tempo di sbocciare,
ma mai quello di appassire.

venerdì 21 giugno 2019

IL PONTE E LA NEVE


(fonte: qui




Serghej sapeva tutto. 
Sapeva che Ekaterina amava quell'altro e che non pronunciare il suo nome non serviva praticamente a nulla. 
Erano anni ormai che fingeva. Ma si era spinto troppo oltre. Si era portato al punto di replicare una esistenza senza sapere di che cosa fossero fatti i giorni. 
Quella notte la neve aveva ricoperto tutto, tranne la sua memoria. 
Prese le cose necessarie, scese nella zona giorno e lasciò un biglietto. 
- Sei diventata donna. Non è una questione solo anagrafica e ovviamente non è l'età che ti ha resa tale. 
Sei diventata la donna che sapevo saresti diventata. Quella proiezione che vidi nei tuoi occhi tanto tempo fa. 
Non c'è nulla che possa dire o aggiungere, se non che sono contento che le mie preghiere siano esaudite. So che sei felice, che hai raggiunto tanti obiettivi di carriera e d'amore. Sì, d'amore. Perché non è questo quello che ti fa battere il cuore. 
Amare vuol dire anche questo. Essere felice della felicità dell'altro, anche se non sei tu la motivazione. 
È lancinante non essere nel tuo cuore per me, perché i miei trent'anni non li dimentico. Non dimentico nulla di ciò che ho fatto. 
Avrei voluto essere di più, ma mi sono fermato a fare il ponte. Sono stato semplicemente un individuo che ti ha traghettato da un'altra persona. 
Avrei voluto avere le tue mani sul cuore, ma ho finito solo per aver i tuoi passi sulla schiena. 
Potrei dire tante altre cose ma non ha più senso. Non per te. 
Silenziosamente vado via. Tutto quello che ti avrei voluto dire, lo sussurrerò alle conchiglie affinché lo conservino come fanno con il rumore del mare. Come faccio da tre anni. 
Come faccio da quando sei andata via per la tua vita pur restando sdraiata su quel letto -.

A San Pietroburgo l'inverno fu rigido.