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mercoledì 29 maggio 2019

LA DIMENTICANZA

(fonte: qui)



Il vecchio Jean si andò a sedere, come sempre, al suo bar preferito nel Vieux Port di Marsiglia.
In quel periodo la pesca non gli stava regalando grandi soddisfazioni. 
Un po' come in generale tutta la sua vita.
Ordinò un bicchiere di pastis e guardò le barche che dondolavano sullo specchio d'acqua.
Era così bella Marsiglia. Tanto diversa, quanto meravigliosa.
Ormai il sole tramontava e la gente pian piano tornava a casa. Anche lui avrebbe dovuto farlo, ma chi c'era ad aspettarlo? Assolutamente nessuno. Anche il suo cane Fefé aveva deciso di abbandonarlo, sparendo una bella mattina di gennaio.
- Sei ancora qui a ricordare cose impolverate, vero Jean? - proruppe Conràd che aveva avisto il suo collega e amico seduto al solito posto.
- E tu sei sempre qui a farmi la stessa domanda Conràd?
I due risero.
L'ospite inatteso prese una sedia e si sedette a fianco al suo amico. Poi, con l'indice della mano destra, fece un cenno al cameriere invitandolo a portare la stessa cosa che stava bevendo l'altro.
- Quale filosofico pensiero attanaglia la tua mente oggi? - domandò Conràd.
Jean sorseggiò il pastis, posò il bicchiere sul tavolo, - Nessun pensiero tranquillo. Semplicemente realizzavo una cosa -.
- Sentiamo - rispose l'amico spostandosi leggermente per dar modo al cameriere di poggiare il bicchiere sul tavolo.
- Credo che alla fine loro abbiano fatto bene a dimenticarmi. Penso che sia la cosa più giusta che possa esserci -.
- Di chi stai parlando? -
- Le persone che sono state con me -.
- E che ne sai tu? Sei nella loro mente Jean? -.
- Tu ricordi le cose brutte della tua vita? Assolutamente no. Ricordiamo i momenti belli, quelli gioiosi, quelli felici. E deve essere così -.
- Sei pesante quando fai così -.
- Dico sul serio Conràd. Hanno fatto bene a dimenticarsi di me perché, dopotutto, che c'era da ricordare. Che cosa c'era da dover o poter conservare? Ero così distratto da tante cose futili che alla fine mi è rimasta una vita di soffi e sospiri. Ma come potrebbero poi loro pensare a me quando, per un'intera vita, io non mi sono mai ricordato di me stesso? -.
Conrad notò la commozione del pescatore. Parlava sempre di quelle cose, ma non lo aveva mai fatto in quella maniera.
- Io stesso non mi sono mai ricordato di me -.
Jean bevve l'ultimo sorso di pastis, lanciò i soldi sul tavolo e andò via.
Il vento soffiava su Marsiglia.
Passò un anno senza Jean in quel locale. La messa per la sua dipartita fu celebrata dal parroco, ma nessun vi partecipò. Nemmeno Conràd.
Di quell'evento, anche lui se n'era dimenticato.

giovedì 16 maggio 2019

IL SINCRONISMO


(fonte: qui)



Quando a Mr. Lionel venne consegnata la lettera di Lady Natasha, non la prese per nulla bene.
Arrivò precisamente un mese dopo il loro addio.
Il maggiordomo posò la busta sul bel tavolo in legno presente nella sala da pranzo e, come se fosse un fantasma, scivolò via senza alcun rumore.
Lionel la fissò per un tempo indefinito, mentre dalla porta faceva ingresso sua figlia Caterina.
- A chi è indirizzata questa lettera? - domandò curiosa la ragazza.
- E' per me -
- E non sei voglioso di aprirla? -
- Non più -
- Perché? Se qualcuno ti ha scritto, è perché voleva dirti delle cose -
Lionel portò avanti le labbra, come se stesse baciando l'aria. Poi sorrise amaramente e si avvicinò al tavolo. Prese la busta fra le mani e rivolgendosi alla figlia, così parlò.
- Vedi Caterina. Il mondo, l'universo, tutto ha il suo tempo. E perché ogni cosa si concretizzi, deve essere fatta nel momento opportuno. Le parole, imparerai a tue spese, sono come il vetro: incantano se lavorate, tagliano se rotte. Ma ciò che più mi fa paura sono le parole che arrivano non nel loro tempo. Se qualcosa è stata detta troppo prima o pericolosamente dopo, se un pensiero è stato scritto antecedentemente o consegnato troppo tardi; queste creano danni alle volte irreparabili -.
Riposò la busta sul tavolo e guardò la figlia - Ricorda sempre Caterina: il valore delle parole dura quanto il respiro che le ha generate; e quello della scrittura dura quanto il tempo che ha impiegato la penna per imprimerle sulla carta. Se arrivate prima, se giunte poi... allora sono sono simboli e suoni -.
Guardò sua figlia che lo osservava con gli occhi di una ragazza che crede ancora nell'amore.
Pensò che quel bambino capriccioso si nutre degli ardori dei giovani e dei rimpianti dei vecchi.
La busta rimase lì per giorni.
La polvere la ricoprì.
Un po' come Natasha aveva ricoperto il suo passato.