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martedì 24 ottobre 2023

GAIA E IL VIOLINO

Fonte: qui

 



I lividi non sono tutti uguali.
Questo pensava Gaia mentre, in piedi sul palco, riceveva l'applauso del pubblico.
Il concerto era andato bene. Meglio di quanto si aspettassero tutti.
In piedi davanti alla gente, Gaia si godeva quel momento di gloria professionale ed umana.
Ma, quella gloria purtroppo, non cancellava le scelte, i segni, il quotidiano di una vita tremenda.
Passò in rassegna il volto di tutte le persone che componevano il suo pubblico, mentre la sua mente si ricordava tutte le zone del suo corpo che avevano ospitato un livido. Un segno non voluto, ma procurato. Con le mani. Di un altro. Con la stessa capacità con cui le sue, invece, producevano musica.
Il corpo di una donna è strutturato per sopportare il dolore. Come quello del parto, per intenderci. Ma, alle volte, quel dolore muta di significato. Diventa totale. Alcune donne diventano persino convinte di poter sopportare ogni dolore. Anche quello proveniente da un amore. Se amore si può chiamare.
La mano che teneva il violino strinse ancora di più la presa sullo strumento. Lo guardò per un attimo. Lucido e bellissimo. L'unico amico che l'aveva accompagnata nella sua vita dopo la morte di papà Aldo.
Le venne in mente l'unico livido che sapeva d'amore: quello sulla scapola destra. Quello dei primi momenti con il violino.
Aldo le diceva sempre che il violino fa male: al corpo (di chi suona) e alle orecchie (di chi ascolta).
Quante volte aveva messo il proprio volto da bimba spaventata sotto il collo del papà per trovare rifugio. E quante volte aveva poggiato il mento sul violino per ricordare quel rifugio, dopo aver sentito le pesanti mani di Giulio abbattersi sulla sua faccia, sulla schiena, sulle braccia.
Denunciare era stato il gesto più sensato. Ma il vuoto, il dolore, lo spacco del proprio corpo, come si recuperano? Si può ricomporre un cuore con la giustizia?
L'amore genera amore. Papà Aldo glielo diceva sempre. Come le consigliava ogni giorno di non farsi sopprimere nel corpo e nei desideri. Eppure, lo aveva dimenticato. In forza di un pensiero più nobile. L'amore per un'altra persona. E, al pensiero di quell'uomo, il suono incessante degli applausi si trasformò nell'eco di tanti schiaffi presi e rinchiusi nel cassetto dell'abiezione. I lividi passano, la vergogna no. Quella resta, si nasconde. E torna.
Sentì le corde del violino scavarle un solco sul palmo della mano a causa della stretta troppo forte. Ripensò a papà Aldo, suo papà. Il primo violinista della sua vita. Il primo maestro, il primo abbraccio, il primo uomo.
Il primo ad andarsene. Troppo presto. Così presto da non vederla mai suonare nei più grandi palchi del mondo. Quante volte avrebbe voluto mettere la sua faccia nell'incavo fra il collo e la spalla di suo papà Gaia. E, quando a soli 14 anni, lo vide esalare l'ultimo respiro come l'ultima nota dello spartito, decise di sublimare quel momento con l'abbraccio del violino. Con quel gesto aveva avuto la forza di tenere duro. Con quel piccolo gesto aveva trovato il coraggio di denunciare. Con quel piccolo rituale aveva sopportato tutto quello che ne era derivato.
Il sipario si chiuse, come si chiudono le cose belle: con la malinconia sottobraccio e un sorriso sul volto. Uscita dal camerino, trovò la folla di gente a farle mille domande. Tutte banali.
D'un tratto una ragazza, da lontano, le chiese - Come si fa a resistere?
Gaia la guardò negli occhi e, come se stesse parlando in una lingua conosciuta solo a loro due, rispose - Non bisogna resistere. Bisogna combattere.
La ragazza annuì e con la mano destra si portò una ciocca di capelli dietro alle orecchie. Gaia notò un livido sull'avambraccio della giovane e, con il dito indice, glielo indicò. 
Le sorrise timida e disse - E' il prezzo da pagare per resistere.
- Già - rispose Gaia mentre, avvicinandosi a lei, l'abbracciò.
- Sai cosa mi consola? - sussurrò la giovane.
- Cosa?
- Che i lividi non sono tutti uguali.
Gaia guardò negli occhi la ragazza e con la testa annuì. - E' vero. Ed è il prezzo da pagare per combattere.
La violinista tornò a casa convinta che nel mondo ci fosse speranza. Non vide più quella ragazza. Non vide più lividi sulla sua pelle. Sentì il peso della libertà delle proprie scelte. Prese il violino, si avvicinò allo specchio e si guardò. Era nuda.
Non si vide bella, non si vide brutta. Si vide donna. Guardò quella parte del corpo dove, i primi tempi, c'era quel livido d'amore per la musica. I lividi non sono tutti uguali ripensò. Nemmeno l'amore, nemmeno gli spartiti.
Tutto può e deve cambiare. 
Solo una cosa non cambia. Solo una. 
Ciò che decidiamo di essere e che saremo per sempre.